sabato 26 ottobre 2013: Foglio

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sabato  26 ottobre 2013

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il Foglio

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→ Guido Vitiello Strizzacervelli Rep. Psicoanalisi politica dei disturbi da antiberlusconismo. L’uomo dei merli e la macchina influenzante

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Annalena Benini Confessioni pericolose. Ricordate “Bella di giorno” con Catherine Deneuve disperatissima moglie felice e scandalosa? Ciò che angoscia la donna non è il tradimento ma quel che viene dopo

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Carlo Panella Addio mia bella Tripoli. La Libia non c’è più. La morte di un paese raccontata al mondo dai dispacci delle agenzie di stampa

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Mattia Ferraresi La forza di Cheney. Influente e determinato, ma non il Dart Fener della Casa Bianca. La presidenza Bush letta e rivista. A partire dai rapporti col vice

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Massimo Bordin L’antimafia delle nebbie. Mezzo secolo di inutilità, anche dannosa. Solo Luciano Violante nel ’92 seppe trasformarla in un tribunale dell’inquisizione. Col pentito Buscetta, contro Andreotti

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→ Stefano Di Michele Riaprite i pulpiti. Sono stati chiusi dopo il Concilio. E’ meglio una scintillante predica che una noiosissima omelia. Lo dice pure Francesco

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Matteo Marchesini La poesia come torcia socratica nella notte del male. C’è un altro Primo Levi. L’autore di “Se questo è un uomo” ha composto i suoi versi con maggiore assiduità quand’è stato più vicino alla morte. La chimica, Auschwitz e il pathos della chiarezza

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Tiziana Della Rocca Alle radici dell’odio. L’ebreo errante, un’anima inafferrabile

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 Cinzia Leone L’odore della carta. Dall’antica Cina a Samarcanda, poi in tutto l’occidente: l’impasto nato dagli stracci fa correre il pensiero. Nell’era digitale è solo un fantasma? Mai fidarsi dei necrologi

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Nicoletta Tiliacos La piccola Dot. Gli amici la chiamavano così. Tornano in libreria i più bei racconti di Dorothy Parker, gran battutista che non credeva al lieto fine

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Angiolo Bandinelli L’utopia perdutaDa Tommaso Moro ai totalitarismi del ’900: nel bene e nel male, i sogni collettivi (forse) non servono più. L’eccezione Francesco

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→ Mariarosa Mancuso Nuovo Cinema Mancuso

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Alessandra Iadicicco Danzare è un po’ morire. Niente di macabro, però. Nella rassegna “Tanz und Tod” dominano la figura femminile e il potere della bellezza. L’inquieto destino di Giselle, Ofelia e delle sposine di Poe

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