Paolo Di Stefano Gadda privato, la cognizione dell’umore

9e7b1d7ba7eb897a6eb4ef2d8f069670

Tullio Pericoli Carlo Emilio Gadda 

.

Corriere della Sera  venerdì 23 agosto 2013

.

Epistolari

Adelphi pubblica 44 missive inviate tra il 1957 e il ’69 dal grande scrittore, conteso da Garzanti ed Einaudi, al giovane critico

.

Gadda privato, la cognizione dell’umore

.

Dodici anni di lettere a Citati: un ansioso «Sofio Loren» braccato dal successo

.
di Paolo Di Stefano

.

In un saggio del 2008 su Carlo Emilio Gadda, Pietro Citati accennava alla Cognizione del dolore come a una sorta di tribunale in cui l’autore recita tutti i ruoli di un immaginario processo penale. Uno scenario che si spiega con quell’intricatissimo groviglio di sensi di colpa da cui nasceva il romanzo. Ora quel testo di Citati torna in appendice alla raccolta di lettere che Gadda mandò al critico amico per oltre un decennio (Un gomitolo di concause. Lettere a Pietro Citati 1957-1969, a cura di Giorgio Pinotti, Adelphi). E la lettura di quelle epistole cariche di tragicomico tormento nel segno dell’inventività barocco-gaddiana evoca proprio l’immagine del tribunale in cui il mittente gioca in contemporanea le diverse parti in causa: il pubblico accusatore (di sé e degli altri), la difesa, l’imputato colpevole e innocente, il giudice e il testimone, persino il perito d’ufficio.

Citati conosce Gadda nel 1955, dopo aver recensito sullo «Spettatore italiano» il Giornale di guerra e di prigionia: ne nasce un’amicizia destinata a durare: «Per certi aspetti — ha scritto Citati — mi aveva eletto suo padre (io ero infinitamente più giovane di lui); mi chiedeva consiglio per tutte le cose della vita: le tasse, la domestica, il cibo, l’editore, il rapporto con gli scrittori e tutti gli esseri umani». Dal ’56 consulente di Livio Garzanti, Citati tenne i rapporti tra l’ingegnere e l’editore milanese, che aveva offerto ottocentomila lire a Gadda perché portasse a termine il Pasticciaccio. L’iniziativa garzantiana avrebbe aperto una dura rivalità con Einaudi, che si proponeva quale «editore definitivo» del Gran Lombardo. In effetti, Gadda è stato uno degli obiettivi più ambiti dagli editori, molti dei quali brevemente sedotti, poi illusi, poi estenuati dalle tante promesse inevase, come illustra benissimo Pinotti nella postfazione e nel commento. Citati svolge molto più del suo incarico professionale, rassicurando lo scrittore sul piano organizzativo e sul piano morale, con discrezione, generosità, pazienza, comprensione, complicità. Sollecita gite di relax, lo invita in vacanza in Liguria e in Toscana, lo calma quando sente avanzare l’esagitazione e le crisi di panico per inezie insormontabili, lo frena se avverte che davvero «il fisico non risponde all’utopia» dei troppi impegni. Fa da mediatore quando il paventato processo di «einaudizzazione» scatena l’ira funesta di Livio. Elargisce consigli a proposito del penoso slalom tra gli esorbitanti progetti editoriali: sulla confezione degli Accoppiamenti giudiziosi, sul libro Ricciardi da consegnare a Raffaele Mattioli (Verso la Certosa), su Eros e Priapo, il «volume obbligativo» ceduto a Garzanti in forma quasi riparatoria. Ma il trentenne Citati si guadagna sempre più la stima dell’anziano corrispondente anche sottoponendogli i propri saggi, come quando gli invia le bozze del Goethe, «lettura attesa e desiderata» il cui «enorme e totale “sguardo”» definisce geniale.

Le 44 lettere, che si concentrano nei mesi estivi (in cui Citati lasciava Roma per le ferie), sono occupate in buona parte dalle paranoie persecutorie relative alle calunnie e alle malvagità, alla «bieca invidia» e al «farabuttismo» di cui Gadda sarebbe oggetto; dalle preoccupazioni economiche, dalle ansie delle scadenze. Il tutto enfatizzato da chi si sente (ed è) tra l’incudine (Garzanti) e il martello (Einaudi), «tra due fuochi, anzi sotto due fuochi», «ghiotta preda» braccata dalla «furia libidinosa» dei potenziali stampatori. «Inadempiente o remorante» per sua stessa ammissione, cerimonioso e velenoso all’occorrenza (cioè spessissimo), sempre più infastidito «Lollobrigido» e «Sofio Loren» tardivamente baciato dal successo con il Pasticciaccio, Gadda affonda «colpi di spillo» contro (quasi) tutti quelli che lo frequentano con «molto baccano» in serate conviviali a Trastevere. È visibilmente infastidito dai «coniugi romanzieri», cioè Moravia e la «gentile» Morante («che urla e pontifica troppo»), e dalla loro «aspra cornacchiante erogazione di teoremi storiografici»; sorvola con lieve ironia sul «ragazzo di vita», ovvero Pasolini. Immagina (e promette) viaggi e trasferte («traslazioni») che per lo più sfumano nel nulla: «sono affaticato e malato geronte». Salvo eccezioni: i primi di settembre 1961 lo troviamo, per esempio, a Venezia, «fra traumi alberghieri, ferroviari», presente obtorto collo ai «trionfi accattoneschi», dove è stato voluto «gentilmente e imperativamente» da Pasolini. Negli stessi giorni è in (eroica) contemplazione del pittore quattrocentesco veneziano Carlo Crivelli, alla cui mostra dedicherà un articolo-racconto sul «Giorno». Per la sua collaborazione al quotidiano milanese è sempre Citati a farsi garante con Italo Pietra e Paolo Murialdi.

Ogni tanto le inquietudini sembrano placarsi. Quando, un giorno di fine agosto 1961, irrompe la figura di Goffredo Parise, si accende una luce di vitalità: la pesante mole dello scrittore verrà adagiata su una spider-rossa-biposto-inglese e «traslata» in gita a Bracciano, per consumarvi un ottimo pranzetto «con certi gnocchi trascendenti e digeribilissimi». A Parise l’ingegnere regala aggettivi di sorprendente generosità: «mi sembra un intelligente e un geniale (…), talora un tantino o un tantone surreale». Con un ricordo dei suoi paesaggi infantili, suggerito nell’ottobre ’65 dalla nuova casa maremmana di Citati, si offrono al lettore pagine magnifiche che evocano la Cognizione: «Si dà il caso che il sottoscritto sognatore e maniaco abbia sognato e pensato, cioè architettato mentalmente, case e ville e castelli durante le lunghe camminate dell’infanzia e dell’adolescenza sugli stradali prealpini, nelle ore d’una fuggente serenità; e abbia patito l’incanto di parchi e giardini, dei frutici odorosi, dei grandi allori e delle loro ombre materne».

Non mancano le considerazioni letterarie. Tra cui svetta, nel luglio 1960, la strenua difesa dei Promessi sposi, per un famoso articolo in polemica con il «sistematismo» del Moravia «antilombardo, antiborghese, antivattelapèsca», dove inveisce contro la riduzione semplicistica operata dal «bisturi» moraviano. Una difesa anche pro domo sua (quasi un’autodifesa, avverte Pinotti). Naturalmente, la polemica in pubblico non può che sollecitare ripensamenti e sensi di colpa e Gadda sembra tirare un provvisorio sospiro di sollievo venendo a sapere che Moravia, nella settimana dell’uscita del pezzo sul «Giorno», si trova in Brasile, non senza temerne le reazioni al ritorno.

«Io vivo nella povertà, sia pure con bagno». Fa volentieri la vittima, l’ingegnere: si flagella e si assolve, si flagella per assolversi da peccati più presunti che reali. Lo spettro del dottor Garzanti aleggia su tutto, onnipresente, silenzioso e implacabile. Nei suoi confronti Gadda si sente per lo più debitore, certamente lo teme e fa di tutto per evitare di incontrarlo, ma ogni tanto tenta di ribellarsi agli editori-avvoltoi-carogna-tigri che si contendono il capriolo; si difende dal suo minaccioso «main-publisher», attaccando e contemporaneamente, per interposta persona (Citati, ça va sans dire), rovesciandogli addosso i suoi guai. Nel «gomitolo di concause» c’è di tutto, compresi i nodi dell’infanzia che vengono al pettine, fatiche, traumi, ossessioni che tolgono il sonno. E la «non salute», che affiora ovunque, esplodendo qua e là in accessi di angoscia e insieme di esilarante comicità grottesca: la depressione su tutto, poi via via: «stanchezza, cuore, confusione mentale di fronte a terzi», «dilatazione del cuore e dell’aorta, fatti artrosici alla colonna vertebrale», «enfisema polmonare già segnalato», «diminuita pressione», «stato di sconsiderata vacuità mentale» («quel cervello da ragazza grulla…»), «stato sonnambulico», «blocco delle funzioni organiche basilari» eccetera. E non rari sono i puntuali consuntivi clinico-farmacologici con tanto di dettagli sulle oscillazioni del peso (tra i 92 «netto-nudo» e i 100) e sulla «panza-circonferenza»: «Polputo e idropico è il Gadda!», impreca, con annessa invettiva contro quella «pappagallata dall’America U.S.A.» che è la moda della dieta.

Sono «momenti di esasperazione da calura», confessa, nel porgere le scuse per gli eccessi epistolari al «gentile e ragionante amico», grato per le «tante prove di bontà», pieno di «rimorsi molteplici», pregandolo di consegnare alla combustione sui carboni accesi e all’incenerimento le missive più furibonde. Esasperazione che dal ’62 graverà anche sulle spalle del «molto cordiale» Gian Carlo Roscioni, l’elegante erudito-francesista-filologo (e futuro esegeta maximo della filosofia gaddiana) cui spetta l’opera di diplomazia sul fronte einaudiano: sarà lui a seguire da vicino, dopo un abile gioco di sponda con Citati, l’approntamento della Cognizione, delle Meraviglie d’Italia e del Giornale. E con Citati formerà la coppia più solidale e rassicurante che l’ingegnere potesse augurarsi: una rete di protezione a cui dal ’61 contribuiva anche l’«eroica» governante Giuseppina Liberati.

Il commento di Pinotti è l’ideale per gaddisti adepti e in erba che vogliano soffermarsi sui rapporti tra l’epistolografo e lo scrittore, sulle relazioni di scambio passate e coeve, sugli sviluppi di trattative e progetti, sulle risposte del corrispondente: il curatore tira le fila, colma le lacune, ricostruisce la rete delle allusioni rimandando ai testi letterari per chiarire le numerose, fantastiche, invenzioni verbali che percorrono queste lettere. Lettere uniche di un epistolografo esorbitantemente unico.

.

I brani

.

29 luglio 1958

Bisognerebbe che G(arzanti) capisse che io non sono un meccanismo della sua macchina, ma un uomo: e quel che è peggio, un uomo malato che sta per vomitare l’umanità. I soldi che mi ha dato, appena sufficienti per tirare avanti e concupiti e già mezzo divorati dal Fisco dei briganti, non hanno virtù di resuscitarmi

.

2 agosto 1959
Sono molto stanco, e spiritualmente disperato: i nodi vengono al pettine, una vita come quella che ho dovuto passare fin dall’infanzia, e fatiche come quelle che ho dovuto durare, e tragedie belliche e civili e fame…, i traumi, i ricordi, le orribili pene dell’animo sempre taciute hanno ormai acquistato un carattere ossessivo e si chiamano disperazione

.

23 luglio 1960

Legga molto attentamente i Promessi (…). Gli uomini e le donne agiscono e pensano meravigliosamente… con la sanità profonda di un biologismo e di istinti e istanze biologiche:… certo, sommesse a una fede, a una oscura metafisica… che per combinazione si rapprende nella cattolica… Le parole di Agnese, Perpetua, i fatti (difesa personale e generosa avventatezza e umano rispetto dell’autorità, di Ferrer) di Renzo sono fatti biologici stupendamente avvertiti: la cattolica non c’entra… Il Manzoni era un signore, malato di nervi, un po’ fissato sulla cioccolata… come conservatore ha fatto meno soldi di Moravia e Pasolini e Germi e Fellini…

.

28 agosto 1961

Ieri domenica 27 ho avuto visita, invito a pranzo, e gita a Bracciano e Marziana su spider-rossa-biposto-inglese, cilindrata 1.600, dal pazzo Parise. Mi ha colto dal lattaio alle 9 ant.ne al cappuccino. Molto gentile, del resto, lui e la sua bella signoramadonna del Giambellino. La gita con lui solo, dato che la spider è una biposto (…). La colazione era ottima, con certi gnocchi trascendenti e digeribilissimi. Gli gnocchi non influiscono sul mio giudizio positivo, che era già in incubazione da diverso tempo

.

27 ottobre 1965

Gli alti alberi e i sistri dell’abetaia prealpina, le cipolle dei ciclamini raggiunte nell’odoroso terriccio del sotto bosco con uno zappetto, furono le pure gioie concesse dal caso alla mia infanzia senza denari. Non ero ancora nevrastenico, la qual perfezione raggiunsi dopo rozza disciplina a cui gli educatori mi piegarono

.

eb5f86647bd9164d7438278d6cf7b688_w190_h_mw_mh

il libro

.

♦ Il volume «Un gomitolo di concause. Lettere a Pietro Citati 1957-1969», a cura di Giorgio Pinotti, è edito da Adelphi e sarà in libreria mercoledì 28 agosto (pagine 208, €13)

♦ Il libro include le 44 epistole inviate da Gadda e un saggio dello stesso Citati. Le lettere sono accompagnate da un ampio commento in cui vengono offerti, fra l’altro, stralci di quelle di Citati

.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...