Una certa idea di mondo/50: Autobiografia di Charles Darwin

La Repubblica 11 novembre 2012

Una certa idea di mondo/50:

Autobiografia di Charles Darwin

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(Trovato, usato, in una bancarella, per caso

Ma non credo che il caso esista quando si prendono libri alle bancarelle)

di Alessandro Baricco

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IL 18 NOVEMBRE IN EDICOLA

“Una certa idea di mondo. I migliori 50 libri che ho letto negli ultimi 10 anni” di Baricco diventa un libro che uscirà con “Repubblica” il 18 novembre a soli due euro in più rispetto al costo del quotidiano

Illustrazione di Manuele Fior

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Come dicevo cinquanta libri fa, scrivere dei libri che ami è un modo di scrivere di te stesso, di come stai al mondo, e per questo mi è grato concludere questa allegra carrellata con un’autobiografia, senz’altro la più bella che io abbia letto in questi ultimi dieci anni. A scriverla fu Charles Darwin nel 1876, cioè sei anni prima di morire e sessantasette dopo essere nato. La scrisse mettendosi al tavolino, ogni giorno, per un’ora, il pomeriggio: metodico. Non intendeva lasciarsi andare, nella luce del proprio tramonto, al valzer dei sentimenti e dei ricordi: semplicemente si chinò sulla propria vita come avrebbe potuto fare su un licheno, e ne diede conto. Nello stesso modo con cui avrebbe studiato le squame di una carpa del Borneo (invento) mise in fila le tessere della sua vita, registrando costanti e anomalie, senza alcuna enfasi emotiva, ma sempre con l’affettuosa cura che lo scienziato riserva ai propri oggetti di studio. Il risultato è una prosa pacata e dolce, talvolta infantile, mai inelegante, sempre precisa: vorrei comunicarvi ufficialmente che se mai vi accadesse di parlare di voi stessi con quel tono lì, e di farlo con assoluta naturalezza, in quel momento sarete salvi.

Del suo incomparabile lavoro di scienziato diede una definizione che io trovo meravigliosamente sintetica e pulita: «Fin dalla prima giovinezza ho concepito un vivo desiderio di capire o di spiegare tutto ciò che osservavo, cioè di raggruppare tutti i fatti sotto leggi generali». Tutto sommato si tratta dell’uomo che sbugiardò il Padreterno, e quindi una certa enfasi se la sarebbe anche potuta concedere. E invece no: con lo stesso tono avrebbe potuto scrivere «Fin dalla prima giovinezza ho concepito una viva avversione per il cavolo verza, non potendolo digerire o metabolizzare senza sgradevoli effetti secondari». E in effetti con lo stesso tono scriveva di tutta la sua vita, anche dei momenti incandescenti: «Desidero dedicare alcune pagine a mio padre che fu per molti aspetti un uomo notevole». E due pagine dopo: «Non credo di essermi avvantaggiato molto, intellettualmente, dalla sua vicinanza; ma dal punto di vista morale il suo esempio ha certo insegnato molto a tutti noi figli». Era uno che poteva riassumere così una delle più difficili prove dell’esistere, cioè avere un padre.

In un’altra pagina, che adoro, si attardò a registrare come la passione per il lavoro scientifico, col tempo, avesse finito per sottrargli quella certa sensibilità artistica che, pure, da giovane aveva. «La mia mente sembra diventata una specie di macchina per estrarre delle leggi generali da una vasta raccolta di fatti, ma non riesco a capire perché ciò debba aver causato l’atrofia di quella parte del cervello da cui dipende il gusto estetico». Mi piaceva Shakespeare, dice, mi ricordo distintamente che da giovane mi piaceva da matti Shakespeare: adesso mi sembra una palla colossale («lo trovo così insopportabilmente pesante da trarne disgusto», sono le parole esatte). Se vivessi un’altra volta, conclude, mi costringerei a leggere poesia e ascoltare musica almeno una volta alla settimana, così rimarrei capace di gustarmele, come adesso invece non so fare. Dopo di che stacca una frasetta che detta da me varrebbe niente, ma quello è Darwin, detta da lui io la trovo irresistibile, nel suo candore, nella sua semplicità: «La perdita di questi gusti è una perdita di felicità».

Sulla sua vita privata dice poco o nulla, e quella è un’altra lezione da imparare. C’è giusto un piccolo capitolo, sul suo stile di vita, due paginette, e sono tra quelle che amo di più. «Poche persone hanno fatto vita più ritirata della nostra». Ma è la spiegazione, che mi colpisce: «Nel primo periodo della nostra residenza frequentavamo un po’ la società e ricevevamo amici, ma la mia salute risentiva quasi sempre di questa eccitazione, tanto che sopravvenivano un violento tremore e attacchi di vomito». Ora, solo un naturalista, ovviamente, poteva annotare nella sua autobiografia l’entità esatta del tremore che lo coglieva quando vedeva gli amici, senza soffermarsi sull’enormità della cosa. Per Darwin era una semplice questione di causa effetto, emozione – tremore, e non lo sfiorava nemmeno l’idea che un uomo costretto a vivere isolato perché quando vede gli amici si emoziona fino a vomitare è una storia di sconcertante dolore, non un semplice automatismo della natura: è una cosa che ci puoi scrivere un libro: lui le dedicò quattro righe. E stava parlando di se stesso, di anni di solitudine, di un numero disarmante di serate passate nel silenzio e nell’isolamento, santocielo. Quattro righe. Più tre: «Perciò fui costretto a rinunciare per molti anni a tutti i pranzi, non senza risentire di questa privazione perché tali riunioni mi mettevano sempre di buon umore». Struggente.

(Mi chiedevo con che parola avrei terminato questa avventura lunga un anno, e adesso mi ritrovo questo struggente. Non so. Non è male ma certo, che so, lavandino o riflesso mi sarebbero piaciuti di più. Più leggeri, ecco. Anche lontano ci sarebbe stato bene. O bianco.

Ecco una cosa che non si riesce mai bene a controllare: cosa rimane per ultimo, a galla, quando ciò che fai è stato fatto, e ciò che resta è il meritato sollievo di una qualche fine).

Charles Darwin in un disegno di Tullio Pericoli

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IL LIBRO

Autobiografia” di Charles Darwin (Einaudi, a cura di Nora Barlow, introd. di Giulio Giorello, trad. di Luciana Fratini) 

Un pensiero su &Idquo;Una certa idea di mondo/50: Autobiografia di Charles Darwin

  1. è vero , si trovano anche i libri che non si cercano , e, quando la fortuna lancia il suo sguardo su noi che amiamo i libri, li troviamo sulle bancarelle…. così trovai, ad esempio , anni fa, il bellissimo libro di Mario Maffi “Sotto le torri di Manhattan”. L’autobiografia di Darwin la lessi molti anni fa , in una torrida estate, e lì nacque il mio amore per questo straordinario personaggio, che – dopo l’avventura del Beagle – se ne stette per tutto il resto della sua vita nella casa di Down, intento ai suoi studi. http://www.english-heritage.org.uk/daysout/properties/home-of-charles-darwin-down-house/
    Assolutamente da leggere anche “Casa Darwin” di Randal Keynes, Einaudi, da cui è stato tratto anche un bel film , mai uscito in italia. La storia familiare di Darwin che ruota attorno all’evento tragico della morte della piccola figlia Annie.

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