Una certa idea di mondo/31: La pelle di Curzio Malaparte

La Repubblica 24 giugno 2012

Una certa idea di mondo

I migliori cinquanta libri che ho letto negli ultimi dici anni

La pelle di Curzio Malaparte

“Il racconto di Malaparte dissolve l’idea di vero È una visione barocca, mi verrebbe da dire”

(Io degli editori ancora mi fido. Se Adelphi decide che bisogna leggere Malaparte, provo a ubbidire)

Alessandro Baricco

. . .

Per molti anni non ho nemmeno preso in esame l’e­ventualità di leggere Malaparte: era fascista. Lo di­co senza particolare fierezza, ma anche senza al­cun complesso di colpa. L’antifascismo è un modo di stare al mondo che val bene il prezzo di certi sva­rioni. Il privilegio di aver ereditato la capacità di ri­conoscere i fascismi e l’istinto a combatterli vale largamente qualche scaffale vuoto, e un po’ di bel­lezza o intelligenza persa per strada. Detto questo, ci si ammorbidisce col tempo, e quando Adelphi ha deciso di sdoganare Malaparte, io ero pronto. In realtà qualcosa era già successo, e cioè che per stu­diare la Prima Guerra Mondiale, qualche anno pri­ma, mi ero imbattuto nel suo Viva Caporetto, un’in­credibile racconto-riflessione sulla mitica disfatta: non c’era niente da fare, traboccava talento e indi­pendenza di pensiero, e se avevi i tuoi soliti luoghi comuni su quanto era successo laggiù, quel libro te li faceva a pezzi, portandoti via oltre qualsiasi ovvietà di comodo. C’era anche da annotare che un libro del genere, antimilitarista e contropatriotti­co, Malaparte l’aveva pubblicato nel 1921 (subito bloccato dalla censura) e lì iniziavi a capire che li­quidarlo come “fascista” doveva essere un sistema comodo ma impreciso, almeno quanto definire Messi una seconda punta. Insomma, era chiaro che la faccenda era più complicata: e tutta la bio­grafia di Malaparte sta lì a ricordarlo. Senza aver troppa voglia di capire, ho finito per trovarmi a leg­gere La pelle come se fosse un libro e basta, che for­se è la situazione più augurabile. Ci ho lottato pa­recchio, perché è difficile trovare libro più sgrade­vole, sotto ogni punto di vista, ma adesso eccomi qui ad annotare che in dieci anni ho letto pochi libri più belli (e a scrivere “belli” ho fatto una certa fatica, perché, di nuovo, non è la parola giusta).

Com’è noto, in quelle pagine Malaparte rac­conta la Napoli liberata dagli americani. 1943. Un inferno. Cioè: un’infernale palcoscenico di esibi­zionismo, miseria, degrado morale, paradossi, sceneggiate, polsini candidi, mostrine e gambe spalancate. Malaparte parlava di cose che cono­sceva: nel 1944, in una delle sue tante giravolte biografiche, faceva l’ufficiale di collegamento tra l’esercito italiano e le Forze d’occupazione. In pratica era l’uomo che aiutava gli americani a ca­pirci qualcosa. La pelle è in teoria il resoconto di quei giorni, del suo andare in giro per l’inferno fa­cendo da guida allo stupore infantile degli yankee. In pratica le cose stanno un po’ diversa­mente perché La pelle è innanzitutto un roman­zo, e quindi non registra il reale, ma lo traduce nello sguardo di un uomo particolare, che po­trebbe anche essere pazzo, o solo molto fantasioso, o semplicemen­te cieco. Napo­li era davvero l’inferno che Malaparte rac­conta? Non lo so. Sono vere quelle scene grottesche che colle­ziona una dopo l’altra? Probabilmente non c’è ri­sposta perché la domanda è mal posta. Libri co­me questo dissolvono la nozione di “Vero” con la stessa poetica efficacia con cui le Deposizioni, nell’arte sacra, scioglievano quanto c’era di Dio in quel corpo calato dalla croce. Sono attimi, ma in quegli attimi, se ti chiedi cosa è Vero, o dov’è finito Dio, stai facendoti la domanda sbagliata.

Sono visioni barocche, mi verrebbe da dire. Rea­lismo magico mediterraneo. Una storia per tutte: dato che in mare era proibito pescare, per onorare i banchetti degli ufficiali americani pensarono bene di pescare nell’acquario di Napoli. Quindi si man­giavano solo pesci molto esotici e inusuali. Liquida­ti i più appetibili si dovette ripiegare su quelli meno presentabili, e quel che succede a un certo punto è che alla tavola del Generale Cork servono una mo­numentale Sirena (il pesce che per le sue sembian­ze umane ha generato la leggenda delle Sirene) e per un lungo istante che non finisce mai tutti vedono una bambina dove invece era un pesce, una bambi­na bollita, per dirla tutta, su un letto di lattuga, sfi­gurata dal bollore (l’ho detto, non è un libro grade­vole). Stavano a mollo in un inferno, infatti, dove si sarebbe anche potuto pensare che ti stavano ser­vendo a tavola una bambina bollita. Finisce che non la mangiano, pur convinti alla fine che si trattava di un pesce. Il tocco finale, magistrale, è il cappellano che pretende però di seppellirla in giardino, non si sa mai. Cos’è tutto questo? Cronaca o invenzione? Mi verrebbe da rispondere come fanno i colombia­ni quando gli chiedi se le storie di García Márquez sono vere: non capiscono la domanda.

Va aggiunto che il suo realismo magico Malapar­te lo declina con una lingua anche lei difficilissima da inquadrare. Il tono di fondo è un cinismo un po’ dandy. Poi sopra ci sono un paio di passate di limpi­da tinta espressionista: solo che il pennello che tira il colore doveva essersi prima sporcato in una latta di romanzetti rosa. Il tutto è rifinito con svolazzi re­torici, passaggi tirati via, e splendidi squarci di scrit­tura durissima, ma trasparente: diamante. Capite che il risultato finale è una scrittura senza nome. Il che, naturalmente, vi deve intrigare: perché dove c’è una voce irripetibile, e senza spiegazioni, lì di solito c’è quella sospensione del mondo che, per praticità, chiamiamo letteratura.

. . .

I PRIMI 25 TITOLI

Open di Andre Agassi * Le radici del Romanticismo di Isaiah Berlin * Olive Kitteridge di Elisabeth Strout * American Dust di Richard Brautigan * Esercizi spirituali e filosofia antica di Pierre Hadot * Il medico di corte di Per Olov Enquist * Fantozzi totale di Paolo Villaggio * Democrazia: cosa può fare uno scrittore? di Antonio Pascale e Luca Rastello * La donna nel XVIII secolo di Edmond Jules de Goncourt * Godown Moses di William Falkner * Anatomia di un istante di Javier Cercas * Le api e i ragni di Marc Fumaroli * Magellano di Stefan Zweig * Storia delle idee del calcio di Mario Sconcerti * La principessa sposa di William Goldman * Vergona di J.M. Coetzee * Nessun luogo. Da nessuna parte di Christa Wolf * La guerra del Peloponneso di Donald Kagan * La trilogia di Hadamsberg di Fred Vargas * Trilogia degli Aubrey di Rebecca West * Bangkok di Lawrence Osbome * Divina di Gianni Clerici * Il Gattopardo di Tornasi di Lampedusa * La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata * Padre Pio. Miracoli e politica… di Sergio Luzzatto

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...