Una certa idea di mondo/25: Padre Pio di Sergio Luzzatto

La Repubblica 13 maggio 2012

Una certa idea di mondo

I migliori cinquanta libri che ho letto negli ultimi dieci anni

Padre Pio: Miracoli e politica nell’Italia del Novecento

“Studia la piccola tessera di Padre Pio e vedrai la mappa dell’Italia, la geografia che ha composto il nostro Paese”

. . .

(Quando l’ho visto lì, in libreria, mi sono ricordato che prima o poi, questa faccenda di Padre Pio bisognava capirla. Comprato. Capita)

Alessandro Baricco

. . .

Per molti anni, quando avevo tipo dieci anni, Padre Pio è stato per me un personaggio misterioso che esisteva solo a casa della nonna, nelle riviste che c’erano in salotto e, più deteriorate, al cesso. Doveva c’entrare con il cinema. Sicuramente con certe signorine molto belle con cui divideva le copertine. Ogni tanto lo vedevo rispuntare sulle fiancate dei camion in autostrada, quando mio padre li superava, cosa che faceva piuttosto di rado: non coglievo il nesso con i rotocalchi, ma me ne fregavo. Avevo allora quell’altissima tollerabilità al mistero che è tipica dei bambini di dieci anni: abbastanza intelligenti da registrare dei fatti curiosi e divinamente disponibili a ignorarne le cause vere. Ne bastava una carina: che so, Babbo Natale, papà che ha messo un semino nella pancia della mamma: è un periodo di grazia assoluta, e quella leggerezza non la si ha mai più, in tutta la vita.

Dicevo. A parte sorpassare poco in autostrada, noi eravamo molto cattolici, in famiglia, ma anche molto nordici e conciliari (significa che la Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II era la nostra Chiesa, non una deviazione modernista da esecrare): va da sé che Padre Pio non rappresentava la nostra idea di cosa significasse essere un Santo. Per un torinese educato alla lettura di don Mazzolari, un requisito di base per essere Santo era, ad esempio, NON fare miracoli: Padre Pio ne faceva a sacchi (alcuni erano strepitosi: dicevano che non impressionasse la pellicola quando lo fotografavano che lui non voleva). C’era poi quella questione delle stigmate, chiaramente eccessiva per gente che considerava il beige un colore brillante. Insomma, non faceva per noi. Neanche ci interrogavamo troppo sul fenomeno: più o meno sarebbe stato come farsi delle domande su Sophia Loren.

Poi ho fatto altro, nella vita, e devo dire che di Padre Pio mi ero in qualche modo dimenticato. Ma in realtà avevo un conto in sospeso, con lui, come lo si ha con tutte le perle di mistero che si è covati da bambini. Così, quando mi sono imbattuto in questo libro ho pensato che era la volta buona. Alla quarta pagina ero già rapito. Il fatto è che l’assunto stesso di questo libro è, di per sé, affascinante: si può guardare all’evento singolare di una santità come a un fatto storico, sottraendolo al dominio dell’irrazionalità, e provando a ricomporlo in un quadro interamente razionale? Voglio dire: resta qualcosa, di un fenomeno come Padre Pio, se gli togli il tratto della fede (in tutte le sue forme, dalla religiosità più vertiginosa alla semplice credulità)? La risposta è sì: nel caso specifico, quello che resta, è la storia di un Paese, il nostro. Luzzatto ha evidentemente l’istinto a credere in un fenomeno che mi ha sempre affascinato: la possibilità che alcune piccole tessere del reale (nel suo caso, della Storia) rechino in sé la mappa del tutto di cui sono infima parte. Senza questa acrobatica convinzione, gran parte delle narrazioni perderebbero qualsiasi senso. Ma ci si crede, invece, e in questo caso la cosa in cui il libro di Luzzatto crede è la seguente: studia la piccola tessera di Padre Pio e vedrai la mappa dell’Italia, la geografia che ha composto, lungo una buona parte del Novecento, la realtà sociale e politica del nostro Paese. Così la domanda, in questo libro, non è tanto se le stigmate fossero reali o meno, o se la buona fede del frate fosse a prova di bomba: la domanda è: com’è fatto un Paese che prende quell’anomalia e invece di rimuoverla, o dimenticarla, o soffocarla, ne fa uno dei telai su cui tessere la tela della propria storia? Domanda affascinante, non c’è santo (pardon).

Così, si leggono centinaia di pagine (scritte bene, tra l’altro) e si vede passare l’Italia: il biennio rosso, la ferita della Prima Guerra mondiale, l’epidemia di spagnola, l’invenzione del clerico-fascismo, la miracolosa risalita della Chiesa su dal baratro di impopolarità toccato a Porta Pia, il suo graduale ritrovarsi come guida spirituale e politica del Paese; e poi i bombardamenti americani, il papato taumaturgico di Pio XII, la resa dei conti post bellica, il miracolo economico, il Concilio Vaticano II, la DC, Papa Wojtyla. E ovunque c’è lui, Padre Pio. In ogni momento capisci il Paese se capisci dove era lui, cosa stava facendo, cosa non stava facendo, cosa la gente credeva che facesse. Lui e i suoi miracoli: in ognuno dei quali puoi vedere l’incursione incontrollabile del sacro, se credi, ma anche, puntuale, il codice esatto con cui capire il testo che segretamente i poteri d’Italia, in quel momento, stavano scrivendo. Fantastico. Tanto che alla fine, non ti importa neanche tanto sapere se levitasse davvero, il Santo, o se davvero fosse comparso nel cielo, davanti ai bombardieri americani, per fermarli, o cose del genere, non ti importa davvero più: un altro mistero, l’Italia, lo vedi schiarirsi lentamente sotto gli occhi, e questo sembra così dannatamente più urgente, e prezioso, e utile.

 

Sergio Luzzatto “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento

Einaudi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...