mercoledì 19 giugno 2013

3_Modello Italia_tm su tela montata su legno,300 x 190 cm, 2012

Emilio Isgrò Modello Italia 2012

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mercoledì 19 giugno 2013

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la Repubblica

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Barbara Spinelli La macchia sull’Europa

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Gianni Clerici Match point. Quando il tennis gioca in doppio con la letteratura. Dopo gli exploit di Agassi e di McEnroe esce il classico di John McPhee sull’incontro del ’68 tra il nero Ashe e il bianco Graebner

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Massimo Rizzante Poesia e segreti nel Giappone di Kenzaburo Oe 

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Fabio Gambaro  Figlie violate. «La mia storia di un’infanzia senza parole». Intervista a Christine Angot, di cui esce in Italia il romanzo sull’incesto che ha scatenato polemiche in Francia

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Corriere della Sera

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Vincenzo Trione La lingua cancellata di Emilio Isgrò. Fantasmi che pesano più delle parole. Nelle sue tele i testi e le macchie sono un rifiuto del «buon senso». A Roma un’antologica dell’artista (catalogo Electa), dagli esordi negli anni 60 agli esiti recenti. Una filosofia iconoclasta e «scandalosa» 

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Alessia Rastelli Caccia agli scrittori «fai da te». Raddoppia il self-publishing. «Ma per il successo serve un editore» Continua a leggere

Paolo Di Stefano Autori da recuperare Senza indignazione

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Corriere della Sera 18 giugno 2013

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Il piccolo fratello

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Autori da recuperare. Senza indignazione

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Paolo Di Stefano

Dopo il fortunato libro di Stephane Hessel, varrebbe la pena scriverne un altro intitolato Indignatevi con moderazione. Ha ragione Alfonso Berardinelli quando (Avvenire, 15 giugno) invita a non indignarsi a buon mercato: se hai da indignarti, devi dire almeno contro chi. Altrimenti, evita. L’indignazione non ammette vaghezze. Ci si può indignare perché tanti scrittori del passato, molto migliori di quelli di cui si parla ovunque, sono stati messi in un angolo? Non ce n’è bisogno. Basta impegnarsi a ricordarli, semplicemente. Invitare a leggerli come contravveleno ai finti capolavori che impazzano, osannati ovunque, onnipresenti. Bisognerebbe ritornare agli elenchi di qualità per annientare le classifiche attuali, approfittando del fatto che l’editoria libraria, al contrario di ogni altro mercato, non prevede alcun rapporto proporzionale tra qualità e prezzo. Può offrire pessimi libri a cifre altissime ed eccellenti romanzi a prezzi stracciati: come se un pullover Oviesse costasse molto più di un maglione Armani. Bisogna tenerne conto nell’estate della crisi: ma che crisi è se Inferno di Dan Brown è vendutissimo a 25 euro al botto? È anche vero che non mancano le sorprese: e così puoi scoprire che, dopo tanto battage sullo scrittore americano, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri (avrà raggiunto quota cento libri?) riesce a superarlo in vetta alla classifica.
Dunque, tralasciando l’inutile indignazione, conviene passare alla fase costruttiva con i consigli d’acquisto per l’estate, ottenendo il massimo con il minimo. Ecco alcuni nomi e titoli di romanzi italiani disponibili in libreria sotto i 10 euro per chi voglia snobbare l’abbaglio delle classifiche, dei premi letterari e delle novità. Attenzione, però: non cercateli in vetrina, ma sugli scaffali. E se vi dicono che anche uno solo di questi titoli non c’è, cambiate negozio per sempre. Si tratta di scrittori di cui non si sente più parlare (niente Calvino e Gadda e Tabucchi), perché la morte li ha condannati nell’ombra. Dunque, il vostro acquisto sarà anche un atto di giustizia, oltre che un piacere per voi.
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Cesare Zavattini, Parliamo tanto di me (Bompiani, 7 euro);
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Luciano Bianciardi, La vita agra (Feltrinelli, 8);

martedì 18 giugno 2013

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James Hillman

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martedì 18 giugno 2013

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la Repubblica

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→  Luciana Sica Hillman inedito. «Così Miles Davis mi svelò il segreto dell’alchimia». Un libro esoterico e un grande viaggio nei colori. Torna la voce dell’eretico studioso dell’anima. Il nero della Nigredo, il bianco dell’Albedo ma anche il mistero del blu nei ricordi di un genio musicale

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Antonello Guerrera Il silenzio dell’innocente. lo strano caso di Thomas Quick: «Ho finto di essere un mostro». Il “più efferato omicida seriale” di Svezia era in realtà solo un bugiardo con problemi psichici. Condannato all’ergastolo senza prove Il libro-inchiesta che ha sconvolto il Paese del noir

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Paolo Mauri Pontormo, diario di un misantropo. “Il libro mio” del pittore, curato da Salvatore S. Nigro

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Emanuele Trevi Il potere della frivolezza

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Corriere della Sera – la Lettura 16 giugno 2013

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Le Illusioni perdute e La grande bellezza. Sorrentino al cinema celebra vizi e virtù del giornalista mondano. L’autore di «Qualcosa di scritto» mette a nudo e esalta l’archetipo letterario

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Il potere della frivolezza

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Jep Gambardella è figlio di Ermes e delle invenzioni di Diderot e Balzac

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Emanuele Trevi

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Come i fantasmi dei vecchi castelli, che scompaiono e riappaiono a intervalli di tempo imprevedibili, così i personaggi davvero insostituibili dell’immaginario, meno numerosi di quello che potrebbe sembrare a prima vista, amano ritornare alla ribalta, ben riconoscibili sotto i nuovi costumi indossati per l’occasione. Si verifica una specie di cortocircuito. La nuova incarnazione non ci inganna del tutto, e con piacere, fin dalle prime pagine di un libro o dai primi minuti di un film, riconosciamo il vecchio archetipo, che sembra strizzarci l’occhio. È come se ci dicesse: che volete, lo so che sono sempre io, ma ancora non è stato inventato nulla di meglio per rendere credibile questa storia, e il mondo che questa storia intende rappresentare.

Nessuna storia, del resto, per quanto pretenda di essere originale e addirittura inaudita, potrebbe essere comprensibile senza la presenza di un archetipo. Perché qualcosa ci interessi davvero, deve stimolare allo stesso tempo il nostro desiderio di novità e il suo contrario, vale a dire la nostra memoria. Esattamente come fa Jep Gambardella, il fatuo e impeccabile protagonista della Grande bellezza di Paolo Sorrentino. Toni Servillo ne ha cavato fuori una delle sue interpretazioni più memorabili. Ma quella vecchia canaglia noi la conosciamo bene. E anche se ci secca ammetterlo, la sua versione della realtà rappresenta un punto di vista unico, e ancora illuminante. Proprio perché Jep è un parassita, un uomo inutile. Se si trova in cima alla piramide sociale, è alla maniera di un turacciolo che galleggia sulla superficie del mare. 

Jep è un mondano, il re dei mondani. È un infallibile esperto di una delle scienze più complesse e raffinate che esistano, la scienza della frivolezza. Non la frivolezza individuale che ognuno coltiva all’interno di sé, come ingrediente del carattere e parte necessaria, anche se inconfessabile, del destino. No, la frivolezza di cui Jep è insieme l’anatomista e il sacerdote è un legame collettivo, una malattia epidemica, un linguaggio capace di cementare le relazioni fra i singoli. Non è senza importanza che Jep sia quella che una volta si sarebbe definita una «grande firma» di un importante quotidiano. La lieve coloritura professionale gli si addice come l’eleganza dei suoi completi di lino. Quella del giornalista mondano è la perfetta incarnazione moderna del custode della frivolezza. In lui trovano una sintesi suprema vecchie e onoratissime professioni, figlie o serve del privilegio e della ricchezza: la spia, il cortigiano, il poeta di epigrammi, il nottambulo. Tra tutti gli dei antichi, è Ermes il protettore ideale di questo tipo d’uomo, di quest’ombra sociale.
Si può affermare che il personaggio di Sorrentino è un epigono; ma in tutti gli epigoni, a ben vedere, scorre qualcosa dell’energia, della forza di persuasione degli originali. Risalire verso i prototipi dell’amabile Jep è un’avventura molto interessante. E non è un caso se si tratta di una vicenda che ha coinvolto degli autentici geni. La posta in gioco della frivolezza, in termini filosofici e addirittura politici, è molto più alta di quello che si potrebbe pensare. Ma il difficile, perché la storia di questo archetipo potesse avere inizio, fu individuare con esattezza il tipo d’uomo, talmente onnipresente in una società corrotta da rischiare, paradossalmente, di diventare invisibile. Continua a leggere

lunedì 17 giugno 2013

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Sandro Botticelli (1445-1510) particolare di «Storia di Nastagio degli Onesti» (ispirata a una novella del «Decameron»), 1483, Madrid, Prado

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lunedì 17 giugno 2013

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la Repubblica

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→ Paolo Rodari Le neo armate del Papa. Con la carica dei “Teo pro” finisce l’epoca dei “Teo con”. Tra gli intellettuali non credenti che dialogano con il cristianesimo ora prevalgono i democratici. Filosofi come Zizek Nancy, Agamben e Badiou guardano alla chiesa di Francesco

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Angelo Scola Se anche l’Islam si secolarizza
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Francesco Erbani Quel che resta dell’ambiente. “Costituzione incompiuta”, un libro nel segno della denuncia
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Giancarlo De Cataldo Primo romanzo criminale. L’Italia di sempre tra sangue e cemento. “I sicari di Trastevere” di Roberto Mazzucco rievoca una storia molto nera che risale al 1875. Protagonisti i poteri forti del tempo
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Ilvo Diamanti Nostalgia democristiana